“Devono fare il test del sangue a tutti, così chi ha avuto il virus può uscire quando vuole, può tornare a lavorare senza problemi e non deve più rispettare la quarantena”.
Leggo e sento spesso frasi del genere in questi giorni, che dimostrano come, nonostante tanto parlare di questi test, la loro natura e il loro obiettivo non siano ancora chiari a tutti.
Questo post ha l’obiettivo di spiegare in parole semplici le dichiarazioni, a volte molto tecniche, che stiamo leggendo sui giornali.
Intanto lo dico in tre parole, così se non hai voglia di leggere tutto ti fermi qui: non è così. Ripeto: non è così, i test sierologici non servono a riaprire tutto.
Vuoi una spiegazione leggermente più articolata anche se semplice? Continua a leggere.
In cosa consiste il test sierologico
Rapidamente e in forma super semplificata: un test sierologico per individuare un’infezione in corso o passata va a cercare nel sangue gli anticorpi, proteine che il sistema immunitario produce quando viene a contatto con qualcosa di estraneo per poterlo isolare e potersi così difendere.
(Se vuoi, qui puoi trovare una spiegazione leggermente più articolata, ma comunque sintetica e chiara).
Gli anticorpi sono sempre specifici per ogni invasore, perciò possono funzionare da impronta digitale, e dirci che il virus (o qualsiasi altra cosa il nostro organismo riconosca come estranea da sé) è stato lì, anche se ora non c’è più.
Ma quali anticorpi? Quanti? Per quanto tempo? Questo è il linguaggio del sistema immunitario e le risposte cambiano di volta in volta, perciò bisogna avere il tempo di studiarle e comprenderle. In altre parole: il test si deve mettere a punto.
Le criticità attuali dei test sierologici per SARS-Cov-2
Molti gruppi di ricerca e aziende stanno lavorando a questi test, come puoi immaginare, ma ad oggi rimangono ancora delle criticità, cioè dei punti importanti da sistemare.
Scendendo più in dettaglio, queste criticità, messe in luce nelle scorse settimane dall’AMCLI (Associazione dei microbiologi clinici italiani) riguardano tre aspetti: sensibilità, specificità e affidabilità dei test.
Nelle prossime righe riporterò – in corsivo – le parole usate dai microbiologi e proverò a tradurle in italiano (no scherzo, solo proverò a renderle più chiare con degli esempi).
Sensibilità
Criticità: i test che rilevano la presenza di antigeni virali (a mezzo di anticorpi) sono in grado di individuare in modo elettivo e sistematico il virus, o possono determinare risultati falsamente negativi?
Significa che il test può dare un risultato negativo, quando invece tu hai contratto l’infezione. Può succedere perché la quantità di anticorpi presenti nel tuo sangue è più bassa di quella che il test è in grado di rilevare: ci sono, ma lui non li vede, come tu non vedi le stelle di giorno, anche se sono sempre lì.
Specificità
Criticità: esistono cross-reazioni con altri Coronavirus, responsabili di patologie diffuse e benigne, tali da determinare risultati falsamente-positivi?
È il caso opposto, una carenza di specificità può facilmente portare a un falso positivo: il test potrebbe scambiare per SARS-Cov-2 un altro coronavirus con cui sei venuto a contatto in un passato più o meno recente, per esempio uno di quelli che provocano il raffreddore comune.
Hai presente quando sei convintissimo di aver visto una persona che conosci e invece poi scopri che è solo una che le somiglia un sacco? Così.
Affidabilità
Criticità:
- a che distanza dalla comparsa dei sintomi è possibile identificare IgM nel siero dei pazienti?
- per quanto tempo le IgM specifiche perdurano (IgM-positivo significa infezione recente o passata)?
- quando compaiono le IgG specifiche dopo la comparsa dei sintomi e a che distanza dalla scomparsa delle IgM (sieroconversione)?
- per quanto tempo le IgG specifiche perdurano nel tempo?
- la presenza di IgM o IgG specifiche è sinonimo di protezione (attività neutralizzante)?
Volendo riassumere tutte le domande qua sopra in una: che ballo balliamo insieme noi e questo specifico virus? Come si comporta il nostro sistema immunitario in risposta all’infezione?
Perché non dobbiamo mai dimenticare che ognuno di noi, e tutti insieme come specie, siamo un ecosistema, e SARS-Cov-2 sta interagendo con l’ecosistema uomo da pochissimo tempo in termini adattativi (sì, lo so che a te sembra un’eternità, sembra così pure a me).
Lui deve ancora capire bene come adattarsi a noi e, soprattutto, noi dobbiamo capire come fa e come rispondere. Se Homo sapiens e SARS-Cov-2 fossero una coppia, sarebbero tipo al secondo appuntamento: un po’ presto per dire di conoscersi, non credi?
Cosa ci possiamo aspettare
Sensibilità e specificità, con le capacità tecnologiche attuali, si possono migliorare abbastanza velocemente, è quello su cui stanno – immagino – perdendo il sonno i più di 200 gruppi di lavoro che hanno presentato domanda per commercializzare questi test.
Quando inizieranno a fare i test su grandi numeri, poi, questi parametri saranno sempre più affinati, perché ogni test in più permetterà di aggiustare il tiro.
Inoltre, tutte le volte che sarà possibile, i risultati sierologici verranno confrontati con quelli ottenuti dai tamponi, e questo confronto sarà un ulteriore importante strumento di validazione.
Ma la terza questione, cioè come e in che tempi il nostro sistema immunitario reagisce al virus, avrà una risposta man mano che tantissimi di noi faranno il test.
Possibilmente tutti, possibilmente più volte a intervalli di tempo idonei a far capire alla comunità scientifica qual è la reale diffusione dell’epidemia nella popolazione, qual è il vero tasso di mortalità della malattia, se contrarre la malattia porta a un’immunità e nel caso per quanto tempo.
Tutte insieme? Tutte subito chiarissime e inequivocabili? No, perché non siamo in uno di quei film catastrofisti in cui più o meno a 20 minuti dalla fine arriva il super scienziato esperto di tutte le discipline, che sa usare tutta la strumentazione di laboratorio esistente al mondo e ha pure il magico potere di ottenere i risultati in 5 minuti. Il cinema ci ha abituati ad aspettarci qualcosa del genere, ma la scienza non funziona così e non significa che ci stanno nascondendo qualcosa.
Conclusioni
– I test sierologici sono e saranno uno strumento importantissimo per comprendere e contrastare la diffusione di SARS-Cov-2.
– Questo non significa che nel breve periodo saremo autorizzati ad abbassare la guardia: per ora le misure igieniche e di distanziamento sociale rimangono l’arma più potente che abbiamo a disposizione.
– Per come stanno le cose oggi, non ha molto senso proporre e/o chiedere di fare individualmente il test, magari anche a pagamento. Ognuno sceglie come spendere i suoi soldi, ci mancherebbe, ma spero tu abbia capito cosa puoi aspettarti e cosa potresti dedurre dal risultato: la tua vita quotidiana non cambierebbe in ogni caso e non saresti comunque dispensato dal seguire le disposizioni di legge. [<– vedi aggiornamenti in fondo al post per quanto riguarda l’esecuzione di test privatamente]
Due precisazioni importanti
1. La situazione che ho descritto e cercato di semplificare si riferisce alla data di pubblicazione di questo post. Il tema è soggetto a continui e veloci aggiornamenti, perciò ovviamente quanto detto potrebbe non essere più valido tra una settimana, un mese o tre mesi. E per molti versi me lo auguro. [<– vedi aggiornamenti in fondo al post]
2. Non avrei scritto questo post se non fosse stato per la curiosità della mia amica Paola Faravelli, che è una delle persone più intelligenti che io conosca e, in quanto tale, non si fa il minimo problema a chiedere spiegazioni se non ha capito una cosa, e a chiederne ancora di più se serve. Sarebbe bello se tutti facessimo più domande quando qualcosa non ci è chiaro.
Per approfondire
- un articolo molto completo di Valigia Blu
- 10 domande al direttore del Consiglio Superiore di Sanità
- la situazione test oggi qua in Umbria
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La foto è di Monica Galentino ed è su Unsplash.
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Aggiornamento del 6 maggio 2020
Qualche giorno fa il Governo ha chiuso la gara per la scelta dei test sierologici da utilizzare sul territorio nazionale e il Commissario Arcuri ha dichiarato che a partire da lunedì 4 maggio i test sarebbero stati avviati su un campione rappresentativo di 150 mila persone scelte in collaborazione con Inail e Istat.
Cosa significa dal punto di vista pratico? Come si sceglierà chi farà il test? Come gli verrà comunicato? Dove si potrà eseguire? Domande che aspettano ancora una riposta dettagliata.
Nel frattempo, diverse regioni stanno definendo dei protocolli con le prescrizioni per l’esecuzione dei test sierologici nei laboratori privati a pagamento, a un costo variabile tra 20 e 50 euro.
Per esempio, qui in Umbria il test per rilevare la positività al virus potrà essere eseguito solo da asintomatici, previa prescrizione di un medico, prenotazione e triage telefonico; dovrà essere raccolto il consenso informato del soggetto all’esecuzione del test e alla trasmissione dei risultati ai Servizi dell’Azienda Sanitaria Locale; il laboratorio dovrà comunicare l’esito dell’esame, sia positivo che negativo, all’Azienda Sanitaria, a fini epidemiologici.
Anche in Lombardia, Piemonte, Campania e Lazio è possibile eseguire privatamente i test.
Seguiranno aggiornamenti nei prossimi giorni.


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